Ascoltarsi?
Si ascolta sempre meno al giorno d’oggi; e non parlo di tv o radio. Parlo dell’”ascoltarsi”. Ascoltare una persona che ti parla, ascoltarla davvero e non facendo finta di annuire come quando da ragazzini a scuola ascoltavamo un insegnante. Ascoltarla guardandola negli occhi e cercare di capire cosa sta dicendo, cosa ci sta dicendo, cosa vuole lasciarci con queste parole. Non è iniziato nel migliore dei modi questo 2012; alcune cose non sono andate per il verso giusto e alla fine dopo tanto penare, dopo tanta solitudine, anche il mio ultimo “baluardo” della memoria passata se n’è andato condannando all’oblio tutti i ricordi di un’epoca che fu. Quando un nonno ci lascia è davvero una brutta cosa; non puoi far a meno di pensare a quante ne ha passate, di quante cose ha visto nella sua vita e di quante cose ti ha saputo dare con i suoi racconti. Mio nonno non è mai stato un gran parlatore, piuttosto una presenza fatta di parole borbottate con voce bassa, di nuvole di fumo che lo circondavano pressoché sempre, di occhiate e silenzi. Ma nonostante i suoi silenzi, nonostante fosse il “nonno della domenica”, molto distante dal ruolo che i nostri genitori da “nonni” stanno interpretando adesso, era pur sempre qualcuno che sapeva esserci. Non ricordo una festa “importante” da ragazzino dove non ci fosse, sono pochissime le estati che non ha trascorso con la nonna e con noi al mare. Seduto lì, al fresco nell’angolo sotto al patio con la sediolina di legno sgangherata, il posacenere a portata di mano e l’immancabile sigaretta fra i “labbroni”…
Non mi ha mai raccontato molto di se, della sua vita da ragazzo ma immagino che l’adolescenza di quegli anni non fosse davvero una gran cosa. Nella mia di adolescenza c’è sempre stato però; tante sono le volte che m’è venuto a prendere a scuola quando con falsi dolori e acciacchi lo facevo chiamare dal preside. La fortuna di avere un nonno a portata di scuola a volte non la si considera, ma spesso è stato il mio lasciapassare per la libertà “scolastica”.
E adesso tutto questo è relegato ad una piccola parte della mia testa, confuso da mille ricordi e da mille rumori che lo confondono…
Ed osservo mio padre che gioca con mia nipote, provo a parlargli e mi chiedo; quand’è che ha smesso di ascoltarmi?? Quand’è che la vita ha messo la quinta ed ha accelerato a tal punto da rendere la mia voce un rumore indistinto? Ed immagino un ipotetico me stesso fra 30 anni; rompicoglioni già lo sono, “polemico” come ama chiamarmi un mio caro amico, ma spero davvero di non essere diventato anche io sordo….


